• Federica Frigo

TUTTO RUOTA INTORNO AL TEAM


Interessante la teoria del sociologo Tuckman riferita alle 5 fasi di evoluzione delle relazioni nel gruppo:


1. FORMAZIONE: è lo sviluppo tra i membri del senso di appartenenza mediante fiducia, conoscenza e condivisione dei valori e della mission aziendale.


2. SCAMBIO-CONTAGIO: fase in cui si possono creare contrasti e conflitti. Compito del leader è proprio quello di gestire la crisi mettendo in evidenza gli obiettivi comuni da raggiungere.


3. NORMALIZZAZIONE: se si superano in modo efficace e positivo i conflitti, si crea un senso di unità e i singoli tornano a sentirsi parte di una squadra. Si creano regole e si identificano i ruoli.


4. EFFICIENZA: fase pratica di lavoro per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il leader è incentrato sul far lavorare il gruppo autonomamente, sviluppando un alto livello di auto-efficacia.


5. AGGIORNAMENTO: terminate le mansioni, vi è la fine e lo scioglimento del gruppo.

Il team può determinare il successo o il fallimento di un progetto. Il Project Manager è colui che, con coraggio, seleziona i collaboratori, attraverso criteri tecnici, funzionali e relazionali. Inoltre, deve saper gestire anche ogni inevitabile conflitto e trasformarlo in occasione di apprendimento e di rafforzamento dei rapporti.


Per questo, è bene sottolineare che l’apporto di ognuno vale.


È un valore che, oltre alle proprie conoscenze, rappresenta l’attitudine e l’impegno che ogni singolo vuole apportare all'esecuzione di un progetto.

Nonostante lo sviluppo tecnologico, il capitale umano rappresenta indiscutibilmente la risorsa più importante di un’azienda: le professionalità e le personalità sono molteplici ed è per questo che il buon leader deve possedere la capacità di motivare, valorizzare e premiare le persone che fanno parte del suo team.

Gestire le persone significa saper affidare ad ognuno compiti e mansioni in linea con il proprio potenziale e monitorare i rispettivi feedback. Per fare ciò è necessario essere emotivamente intelligente e saper prendere decisioni efficaci, sulla base di valutazioni strategiche riguardanti le competenze effettivamente possedute e quelle necessarie a rivestire un determinato ruolo.

La mappatura delle competenze può aiutare ad indirizzare le performance verso il livello desiderato: un’analisi che metta in luce le eventuali mancanze, sia per quanto riguarda le competenze trasversali che quelle necessarie al progetto, ma anche i punti di forza da capitalizzare.

La coscienza delle proprie capacità e debolezze permette di concentrarsi maggiormente sul progetto e raggiungere i risultati stabiliti.


E una volta raggiunti, cosa c’è di meglio che premiare il team?

L’ incentivo (o premio) è lo stimolo che incide sul processo motivazionale dell’individuo, soddisfacendo un suo bisogno, quindi, spingendolo ad un comportamento desiderato. Il premio, per avere la massima efficacia, deve essere chiaro fin dall’inizio e condiviso tra tutti.

Non sempre corrisponde a denaro ma può assumere svariate forme: benefits, bonus, partecipazione ad eventi outdoor e molti altri.

Sulla base di criteri oggettivi, in funzione dei comportamenti organizzativi tenuti dal personale o dei risultati dallo stesso conseguiti, alla fine di un progetto è importante riconoscere il valore del lavoro di ognuno.

Questo aumenterà il senso di appartenenza, la propria autostima e fiducia, invogliando ogni risorsa a partecipare al prossimo nuovo ed entusiasmante progetto.


Basta poco, basta umanità ed empatia.




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