• Federica Frigo

MA SI SANNO VERAMENTE RISOLVERE I PROBLEMI?

MARY POPPINS DOCET

Un giorno una direttrice di negozio di un’azienda per cui ho lavorato, finita la mia missione e dovendomi congedare mi ha scritto “sei arrivata inaspettatamente come una folata di vento e ho capito che sarebbe cambiato il tempo”. Vi dice niente questa frase? A me sì, perché subito mi ha riportato bambina e mi ha fatto ricordare uno dei miei film preferiti, Mary Poppins. Un tuffo nel passato, una delle mie prime volte al cinema accompagnata dalle mie sorelle maggiori, in cui nonostante la rigidità delle sedute di legno rimanevo incantata ad ascoltare le magiche parole del narratore “dal vento dell'Est, qualcosa di strano stava per accadere…”.

Ripercorro la trama: le improvvise dimissioni della governante causate dai due vivaci figli, Jane e Michael, portano la famiglia Banks a scegliere una nuova governante. Pubblicano un annuncio sul Times coi requisiti che una governante avrebbe dovuto avere e contemporaneamente anche Jane e Michael, rammaricati per il dispiacere provocato al padre, scrivono un loro personale annuncio nel quale decantano la loro tata ideale: il signor Banks, indispettito, la straccia e la getta nel caminetto.

Il giorno dopo, alle 8 in punto, una lunga fila di nuove governanti attende di venire esaminata ma un forte vento alzatosi all'improvviso spazza via tutte le aspiranti lavoratrici: richiamata dalla bizzarra lettera dei due piccoli, pervenuta fino a lei attraverso il camino, scende dal cielo con un ombrello la "super tata" Mary Poppins. La donna fa il suo ingresso nella casa, presentando la lettera dei bambini come annuncio al quale ha risposto, sbalordendo il signor Banks; in un'inversione di ruoli, sarà proprio Mary Poppins a esaminare il datore di lavoro e a comunicare che farà un periodo di prova di una settimana, per poi decidere se accettare il posto. Ai piccoli Jane e Michael è destinata ogni sorta di avventure: giochi fantastici, viaggi nei disegni urbani, partecipare ad una strana caccia alla volpe e ad una folle corsa con i cavalli, stanze che si ordinano da sole, tate volanti e coreografie spericolate fra i tetti di Londra. I bambini si affezionano subito molto alla tata e vorrebbero che lei restasse con loro per sempre: Mary Poppins però fa loro presente che dovrà andarsene quando cambierà il vento. Con un po' di furbizia e molta delicatezza, Mary Poppins nel frattempo avvicina il padre ai figli colmando uno stacco che troppo prepotentemente si faceva sentire. Paradossalmente, egli imparerà quale sia il giusto tono dell’austerità e della precisione, (valori per lui imprescindibili) impersonando allo stesso tempo la figura paterna dolce e presente che i bambini desideravano, e tutto si sistema nel migliore dei modi.

Ora, cosa c’entra una storia di padri, figli e tate con l’argomento in questione? Oltre che per un irrefrenabile desiderio di rivivere sensazioni impagabili di spensieratezza e di felicità pura, ho voluto riproporre questo film per parlare della figura del problem solver.

Risolvere un problema: dal latino resolvĕre, composto da re- e da solvĕre ossia "sciogliere", problema ossia "questione proposta". Dal greco πρόβλημα (próblēma) "sporgenza, promontorio, impedimento, ostacolo", dal verbo προβάλλω (probállō) "mettere davanti", dal prefisso προ- (pro-) "innanzi" + βάλλω (bállo) "mettere, gettare" (fonte Wikidizionario).

Il problem solver (che può essere tradotto in italiano come risolutore di un problema) è una figura che mette in atto un’attività di pensiero volta a raggiungere una condizione desiderata a partire da una condizione data. Tutto passa attraverso 3 importanti fasi: il problem finding, il problem shaping ed il problem solving. Non è sicuramente facile saper analizzare ogni singola fase ma è indispensabile farlo.

E così, come l’arrivo di Mary Poppins è giustificato dal fatto che i genitori, presi dalle loro faccende, trascurano i figli (problem finding – identificazione del problema), passano il momento di crisi (problem shaping – inquadramento del problema) e lo superano (problem solving) grazie all’aiuto di una magica tata, così mi configuro sia il sostegno che l’imprenditore debba ricevere, nel momento in cui riconosce di avere un problema e ritiene opportuno affidarsi all’aiuto di un professionista esterno.

Sta poi a quest’ultimo, sufficientemente motivato dal raggiungere risultati difficili, mettere in campo le sue doti di ascolto, pazienza, propositività e grande determinazione nel gestire la sua attività con curiosità, apertura e trasparenza. E quale Temporary Manager, svolgere la propria missione con alta professionalità rendendosi inutile il prima possibile, lasciando il cliente nelle condizioni ottimali per proseguire autonomamente il proprio percorso.

Ma come monitorare le proprie azioni per sapere se la strada scelta è corretta e le azioni applicate sono le più efficaci? Solo i numeri, cercandoli ed analizzandoli, possono fornire le risposte oggettive alle domande del manager e dell’imprenditore più “strategiche” del tipo: “dove sto andando?” e “qual è il mio obiettivo?” ma anche ad altre più “operative” come: “che cosa devo fare adesso per continuare il cammino verso il mio successo?”, oppure “sto operando in modo proficuo?”.

Spiegata l’analisi, operato al meglio e raggiunti gli obiettivi, come Mary Poppins alla fine me ne vado non ancora abile e sicura di come volare in alto e destreggiarmi con un bagaglio di velluto pesante carico di esperienze (le più disparate!) ed un ombrello nero come fedele e protettivo compagno di viaggio, verso altri lidi ma serena ed orgogliosa dei risultati ottenuti.

Certo, sfido i miei colleghi a proporre mirabolanti e divertenti iniziative al pari di pinguini ballerini e spazzacamini equilibristi ma ritengo sia importante mettersi a nudo, senza sfoggiare pozioni colorate o strani magheggi ma individuare, analizzare e risolvere i problemi con pazienza, precisione e passione.

Tutto ciò richiede molta fatica, lo so, sarò mica autolesionista? Be’, mi aiuto con un poco di zucchero così la pillola va giù e tutto brillerà di più…


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